Diario di una scrittrice. Virginia Woolf

“Diario di una scrittrice” è una testimonianza vivace del primo ‘900 di una donna al passo con i tempi che ha saputo affermarsi in un mondo prettamente maschile.

L’ultimo appunto

L’ultimo appunto di Virginia è stato 4 giorni prima della morte.

Virginia Woolf

Virginia Woolf amava scrivere.

Tra i suoi libri troviamo capolavori come “Le onde”, “Gita al faro”, “Tra un atto e l’atro”.

In 27 anni, tra il 1915 e il 1941 scrisse 26 voluminosi diari pieni di idee, considerazioni e vicende. Scriveva di sé stessa e delle persone che conosceva, raccontava i suoi progetti e il periodo storico in cui ha vissuto: il primo novecento lacerato dalle guerre. Virginia Woolf non scriveva tutti i giorni, ma una volta o due a settimana. Spesso utilizzava un linguaggio graffiante, sincero, grintoso, privo di filtri. Talvolta ad emergere era lo stato d’animo malinconico che la caratterizzava. 

La Woolf  la scrittura come valvola di sfogo, come ristoro, come cura.

“Diario di una scrittrice” è stato diviso in 3 categorie:

1. Sperimentare ed esercitare l’arte dello scrivere. Non mancano infatti appunti sui suoi romanzi, idee e valutazioni proprie per creare storie all’altezza delle sue aspettative.

2. La visione sulle persone e le scene di fondamentale importanza per il suo lavoro da scrittrice, ma anche di donna socievole che rifletteva sulle proprie conoscenze e amicizie. Un’attenta analisi sulle scene teatro di vita e sfondo dei suoi libri.

3. Commenti ai libri che leggeva. Per saper scrivere è importante leggere, non una lettura superficiale, propone Virginia Wolf, ma una lettura che porti una profonda riflessione appuntata di domande, critiche, confronti e insegnamenti.

Virginia elogia la scrittura anche quella meno strutturata più amichevole però mai sciatta, ci si può allontanare un poco dalla grammatica quando si scrive per sé stessi mantenendo però un certo stile.

Una abitudine che assomiglia ad un appuntamento con sé stessa la scrittura, una mezz’ora dopo il tè. Una scrittura intima che fa presa sui suoi pensieri.

Energia e costanza nello scrivere romanzi e diari fanno di Virginia Wolf una grande artista, ma anche una grande dedizione nella lettura di grandi scrittori.

“1919, lunedì 20 gennaio

… noto comunque che tenere questo diario non conta come scrittura. Ho appena letto il diario dell’anno scorso e mi ha molto colpita il rapito fortunoso galoppo al quale procede. Talvolta sobbalzando sul selciato in modo quasi intollerabile. E tuttavia se non fosse scritto anche più in fretta della più veloce battitura macchina, se io mi fermassi a pensare sopra non verrebbe mai scritto.  Il vantaggio di questo metodo e di accogliere accidentalmente materiali diversi e dispersi che scarterei se esitassi, ma che sono diamanti nella spazzatura…

Ho scritto abbastanza per stasera, solo un quarto d’ora, vedo.

Virginia Woolf”

Virginia rileggeva i suoi diari e ne traeva lezioni, il suo sguardo giudicante, però era attenta ad ogni errore, ad ogni correzione possibile, ma non se ne preoccupava troppo perché si trattava di una scrittura e rilettura solo per lei e lì, in quelle parole, poteva essere imperfetta.

Il marito, dopo la dipartita della scrittrice, decise di pubblicare una parte dei diari della moglie, una decisione che è stata capace di illuminare gli amatori della scrittura come me. Tocchiamo da vicino così la vita della Woolf che diventa una nostra amica e percorriamo i suoi pensieri più profondi, così come la sua ironia e padronanza della scrittura.